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Paragrafo 1 . I freni all'unificazione nazionale.

     
La tendenza alla formazione di strutture statali pi ampie, diffusa in
tutta  Europa fra il Trecento e il Quattrocento, in Italia  non  port
alla  formazione  di uno stato nazionale unitario. L'assetto  politico
italiano, infatti, diversamente da quello di altri paesi europei,  era
caratterizzato  da un'accentuata frammentazione e, soprattutto,  dalla
mancanza  di  una monarchia o di un principato capace di affermare  la
propria egemonia sulle altre realt politiche.
     L'imperatore  manteneva il domino formale su alcune regioni,  ma,
in  realt, non era pi in grado di incidere sulla situazione politica
italiana,  se non come figura giuridica di riferimento, alla  quale  i
signori  si  rivolgevano per vedere legittimate le loro  ambizioni  di
potere attraverso la concessione di titoli onorifici.
     Il  papa,  il  cui  potere universale era in  declino,  mirava  a
consolidare  il dominio territoriale in Italia centrale,  dove  andava
cos  formandosi  un  potente  stato della  Chiesa,  che  i  pontefici
avrebbero  difeso  dalle  minacce e dalle ingerenze  di  altri  poteri
temporali  facendo  ricorso ad un'intensa attivit  diplomatica,  alla
disponibilit  di  notevoli  risorse finanziarie  ed  anche  all'aiuto
militare degli stati cattolici europei.
     Le  regioni nord-occidentali rappresentavano un residuo  dell'et
feudale,  in quanto governate da signori, come i duchi di Savoia,  che
erano  direttamente dipendenti dall'impero e in stretta relazione  con
la feudalit francese.
     Adiacenti a questa Italia feudale si estendevano i ricchi  domini
signorili  dei  Visconti, che andavano aggregando  citt  e  territori
sotto  la  propria egemonia e che nel Quattrocento, con il  titolo  di
duchi  e  vicari  imperiali, divennero padroni di una  vasta  porzione
dell'Italia settentrionale.
     Protagoniste di un analogo processo di consolidamento politico  e
di  aggregazione territoriale erano anche Firenze e Venezia, rette  da
oligarchie che miravano a conquistare sempre pi ampi spazi  economici
e politici.
     In  Italia  meridionale n gli Angi n gli Aragona erano  capaci
di  tenere  sotto controllo il potente ceto baronale, che continu  ad
indebolire il governo regio anche quando terraferma e Sicilia  vennero
riunite  in  uno stato unitario, il regno di Napoli, sotto il  dominio
aragonese.
     La  scena  politica italiana fin dunque per essere  dominata  da
cinque stati di varia estensione - il ducato di Milano, le repubbliche
di Firenze e
     
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     Venezia, lo Stato pontificio e il regno di Napoli - ciascuno  dei
quali era in grado di soddisfare le proprie ambizioni espansionistiche
in  ambito  regionale,  ma non era cos forte da  imporre  la  propria
egemonia a livello nazionale.
